Neve

Per l’ennesima volta volse lo sguardo verso l’esterno. Pigmenti di neve bianca vorticavano nel vuoto, a malapena distinguibili in quel manto densamente nero che era la notte. La praticità, virtù di cui doveva armarsi una donna come lei, la obbligava a giudicare la neve con irritazione, a unirsi al coro di proteste delle persone impegnate: con la neve non si riesce a guidare, le strade sono infangate, non si trova parcheggio, speriamo che smetta. Segretamente, però, provava il desiderio che la neve continuasse a cadere, una cortina bianca che avrebbe avvolto il mondo e l’avrebbe nascosta in un bozzolo caldo, donandole una sensazione di isolamento che si sarebbe sentita giustificata a provare. In fondo non era colpa sua, se c’era la neve, non poteva farci nulla se aveva nevicato per tutta la notte, se la sua macchina era bloccata sotto un cumulo di blocchi bianchi. Era la stessa sensazione di quando era bambina, di quando nevicava e lei sperava che la neve sarebbe stata abbastanza abbondante da permetterle di saltare la scuola. Ma non sono più una bambina, pensò distogliendo lo sguardo dalla finestra, non esistono scuse per l’inattività, quando sei sposata. Suo marito era uscito ugualmente, nonostante le brutte previsioni, un uomo come lui non si lascia fermare da un po’ di neve, no, voleva andare a bere, l’aveva fatto arrabbiare di nuovo, e così era uscito, nel pieno della notte, proprio quando l’orologio della cucina, quello a cucù che sua madre le aveva regalato per le nozze, aveva scoccato la mezzanotte. Ora quello stesso orologio scandiva quasi le undici. Del giorno seguente.

Si rannicchiò sul divano, godendosi con un brivido la propria indulgenza. La luce ancora non funzionava, e i fiocchi all’esterno erano più grandi, brandelli di ghiaccio e acqua che ogni tanto rigavano il vetro. Erano quasi ventiquattro ore, da quando suo marito se n’era andato, e quella giornata, un mosaico di buio e solitudine quasi sospesa, era stata quasi uno strappo, un momento rubato, un furto alla realtà. Ma era destinata a finire, lo sapeva. I lividi sulle braccia sarebbero tornati, insieme alle fitte alle costole, e quella sensazione di intima felicità, che ora mitigava il pulsare sordo al di sotto della sua pelle, si sarebbe spenta come un fiammifero esposto al vento.

La corrente elettrica ricomparve, con un bip sonoro del microonde che riprendeva vita, per poi svanire di nuovo qualche secondo dopo, ma a lei non importò. Il buio non la disturbava, non in quel momento. Se suo marito fosse stato a casa, allora sì, quel buio sarebbe stato denso di una tensione crescente, che alla fine si sarebbe trasformata in un altro livido sul corpo di lei. Mai sul viso, comunque, o agli occhi dei vicini sarebbe parsa una sciocca e una sbadata.

Guardò ancora al di fuori della finestra: i fiocchi di neve sembravano ancora più grandi e candidi. Seguendo il profilo dei mobili con le dita, andò in cucina e frugò in un cassetto fino a che non trovò una vecchia candela. L’accese utilizzando il gas dei fornelli e poi la inserì malamente in un bicchiere. Non avevano portacandele, in casa. Suo marito li giudicava suppellettili inutili.

Con la fiamma che tremolava a ogni suo passo, si avvicinò alla libreria del salotto. Prese un libro che aveva comprato anni prima con grande indignazione di suo marito e ritornò sul divano. Amava leggere, ma quella passione l’aveva relegata in un angolino, giù, sotto la gola e dietro al petto, insieme a molte altre cose, alle parole non dette, ai rimpianti e al risentimento.

La telefonata arrivò pochi minuti dopo la mezzanotte, in un momento in cui la corrente elettrica era ritornata. Suo marito aveva avuto un incidente. La sua macchina aveva slittato – probabilmente a causa del ghiaccio – ed era finita dritta contro un palo della luce. A causa della neve e delle strade deserte nessuno se n’era accorto fino a che uno spazzaneve non era passato di lì. Erano dispiaciuti di doverle comunicare quella notizia.

Lei rispose con un tono piatto, quasi estraniato. Una strana sensazione molto simile al sollievo le stava sbocciando nel petto. Quando depose la cornetta, non avvertì nemmeno più il dolore al braccio. Guardò un’ultima volta fuori dalla finestra: proprio in quel momento sembrava che la tormenta fosse finita.

Parte della raccolta Storie brevi, anzi brevissime.

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